Lucio Dalla: Artista in un mondo di VIP



Innanzitutto partiamo da un fatto: la morte di Lucio Dalla è stata un episodio singolare.
Nel mondo allucinato di Tecnonucleo, in cui i mass media creano una sorta di ecosistema mentale, che induce le persone a comportamenti pavloviani, Lucio Dalla manteneva una sua integrità.
A differenza dei VIP, sempre bisognosi di subire stalking per esistere, Lucio Dalla si faceva conoscere solo per la propria arte.
Lucio Dalla manteneva uno stretto riserbo sui propri sentimenti, sui propri gusti sessuali, sulla propria fede religiosa, sulle proprie idee politiche.
In un mondo in cui il VIP, per essere oggetto di consumo, deve rendere la propria vita un prodotto ben definito per raggiungere il “target” (gli omosessuali, gli eterosessuali, i progressisti, i conservatori, i cattolici, gli atei e ogni altra inutile classificazione merceologica di ciò che un tempo era noto come “persona”)… Lucio Dalla parlava con la propria musica.
Ovviamente questo in un mondo in cui la vita privata è “merce” è apparso assurdo a personaggi illuminati come Lucia Annunziata, Aldo Busi & Co. Così non avendo nulla di cui parlare, se non delle sue canzoni, su Social Network e Mass Media è stata la fiera delle illazioni, delle critiche alle ammissioni mancate, delle ricostruzioni alla “non l’ha mai ammesso, ma tutti sapevano che…
I “Soloni dell’Outing” se ne facessero una ragione: Lucio Dalla era un grande cantante, ha scritto grandi canzoni, ha toccato corde profonde dell’animo umano. Punto.
Se vogliono qualcosa di più, facessero stalking ai VIP su Twitter, che mettono a disposizione tanto materiale pruriginoso.
Lucio Dalla è vissuto e morto, conservando una cosa ormai introvabile: il pudore dei propri sentimenti.
Tuttavia, in un mondo di esseri cresciuti come guardoni/esibizionisti con riflessi pavloviani, comprendo che ciò risulti inconcepibile.

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