Cristalli di un'altrove...








Fu in una notte solcata dal cammino lunare che mi resi conto che la nostra sarebbe stata la storia di un turbamento infinito e non l'ennesima pagina di vita destinata ad ingiallire; non so come ma lei riuscì a vedere in me qualcosa che poteva distrarla dalla malinconia, probabilmente la speranza di un'intesa intensa ed assoluta. L'albergare di un sentimento così totalizzante, in quei giorni d'inverno cupo, ci spingeva a frequenti fughe nella casa di campagna, lontani e dimentichi di eventi importanti e minimi di cui non fossimo stati protagonisti insieme, bisognosi di una temporalità intima che bandiva la luce del giorno e colorava le ore della notte.
La passione comune per la lettura ci spingeva a frequentare un libraio il cui negozio angusto ospitava centinaia di libri, piccoli gioielli di cui entrambi subivamo il fascino e che si divertivano a scomparire alla nostra vista nella luce esitante che mal illuminava i ripiani vecchi e polverosi. Quei nostri giorni non conobbero mai la dissonanza, né furono inghiottiti dall'oblìo; si cristallizzarono in un altrove, in un'alterità che avrebbe avuto per sempre la linea di un sogno.





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